Field Recording

Il 29 maggio scorso sono arrivato a Firenze dopo pranzo e sistemato il bagaglio al B&B, da buon turista, ho iniziato a passeggiare per il centro della città.

Mi ero iscritto a un workshop tenuto da Bernard Fort sul field recording e la registrazione del canto degli uccelli. Il programma si sarebbe svolto dal 30 maggio al 1°giugno, ma il 29 sera, chi avesse voluto, avrebbe potuto partecipare ad una conferenza relazionata da lui sull’ornitologia ed in particolare sul canto dei volatili. Di solito un po’ restìo a partecipare a conferenze in genere, dopo svariati chilometri di passeggio e qualche birra, ho deciso di prendervi parte, anche per iniziare a conoscere il sig. Fort. 

Bernard Fort è musicista e compositore, cofondatore nel 1976 de il Groupe de musiques vivantes di Lione, insegnante di musica acusmatica alla Ecole Nationelle de musique (Villeurbane, France) e collaboratore de il Groupe de Recherche Musicale. Da anni gira il mondo incidendo dischi di panorami sonori con particolare attenzione al canto degli uccelli e alla ricerca musicale. Ho trovato il relatore molto simpatico e l’incontro decisamente interessante, contro ogni mia ipotesi iniziale.

Il giorno seguente mi sono presentato a Villa Strozzi, il luogo dove si sarebbe tenuto il workshop.

Al mio arrivo in aula mi sono subito accorto dell’eterogeneità del gruppo: una ventina di ragazzi e ragazze di età compresa tra i venti e i quarantacinque anni, da diverse parti dello stivale, ma soprattutto di differenti estrazioni professionali. Musicisti, architetti acustici, musicoterapeuti, fotografi ed appassionati o sperimentatori del suono. Con un certo stupore mi accorsi di essere forse l’unico microfonista presente.

Il mio primo pensiero è stato questo: vista la promiscuità del gruppo ed il poco tempo a disposizione, l’avvio del corso sarebbe potuto essere complesso, ma sia l’atteggiamento dei partecipanti, sia lo stile nell’esporre fugò subito questo mio dubbio.

La tre giorni si sarebbe articolata in questo modo: la presentazione del workshop e l’ascolto di alcune registrazioni seguito da una introduzione tecnica all’uso dei materiali (registratori, microfoni, parabole).

Una vera e propria registrazione sul campo (l’oasi WWF di Focognano*), rientro e organizzazione del girato in Pro Tools; nuove sessioni sul campo e chiusura del progetto nel pomeriggio.

Fort aveva portato con sé qualche registratore portatile (da Sound Device a Zoom o Tascam) ed una varia gamma di microfoni (mono, stereo, idrofoni e microfoni a contatto); ne aveva poi spiegato l’utilizzo in maniera semplice e basilare così che tutti fossero in grado di connettere un trasduttore e registrare. Anche qualcuno di noi allievi aveva portato il proprio materiale da lavoro, il risultato fu che al momento dell’esercitazione pratica, quasi tutti avevamo un minimo di equipaggiamento per incidere.

Durante l’introduzione abbiamo subito intuito quanto fosse importante la conoscenza del mondo avicolo per una buona registrazione: specie, habitat, periodi migratori e di riproduzione. Nella mia mente iniziò a delinearsi sempre di più la figura di un cacciatore armato di microfono piuttosto che quella di un tecnico del suono al lavoro.

La mattina delle riprese la scena è stata alquanto divertente: un gruppo concentrato con strani strumenti in mano e cuffie in testa che si muoveva con passo felpato nella boscaglia ed entrava tra le canne della palude, sembravamo quasi rabdomanti.

Pazienza e conoscenza del luogo sono di fondamentale importanza per ottenere delle buone registrazioni. Conoscenza del territorio perché gli uccelli in particolar modo frequentano sempre gli stessi alberi nel periodo dell’accoppiamento, tendenzialmente quelli dove nidificano, quindi, una volta capite le zone frequentate da un individuo, ci si può aspettare di ritrovarlo periodicamente lì. Pazienza perché il volatile chiaramente non aspetta noi e tende a fuggire a ogni nostro brusco movimento; è però relativamente possibile abituarlo alla nostra presenza muovendosi poco e silenziosamente, aspettandolo lì dove abbiamo imparato passerà.

L’attitudine di Bernard in natura è interessante; si muove guardingo, raramente con le cuffie in testa, spesso riesce a raggiungere distanze molto ridotte dagli uccelli e questo gli permette di incidere splendidi ritratti.

Dico ritratti perché è proprio quello che fa; durante la composizione dei suoi brani ornitologico-musicali Bernard tende a dividere il panorama sonoro in due piani differenti: sfondi e ritratti.

Gli sfondi, generalmente in stereo, rappresentano la base sulla quale insertare dei “soli”, i ritratti appunto, spesso girati in mono e con l’ausilio di parabole (accessorio del tutto inusuale per me).

Sia durante l’incisione che il montaggio delle tracce Bernard lavora nel totale rispetto dei suoni, non alterandone la frequenza, il ritmo o la velocità, sottolineando con coerenza le particolarità di quello specifico luogo, la stagionalità, l’ora della registrazione e l’effettiva appartenenza di un individuo in quel preciso habitat. Attenzioni importanti dal punto di vista tecnico e culturale.

Il secondo giorno di registrazione il gruppo si muoveva già con più confidenza nell’oasi, ognuno con un compito diverso: chi un buon ritratto, chi un bell’ambiente subacqueo, chi un ideale appuntamento con un usignolo di fiume o un cuculo. La complicità che ci univa in quei momenti era forte, a ogni incrocio di sguardi scappava un sorriso a sottolineare un fallimento o un piccolo risultato raggiunto. La stessa qualità dei materiali risulta relativamente importante, certo il miglior suono di alcuni microfoni o di certi registratori influenza significativamente il risultato finale, ma è determinante soprattutto la prossimità con la quale si registra, la vicinanza che si riesce a raggiungere dall’individuo che canta.

A oggi credo che l’aspetto che più mi abbia toccato in questa esperienza sia stato il semplice divertimento, non lo dico in maniera leggera, era molto tempo che non mi divertivo con i microfoni in mano; da qualche anno a questa parte, per quanto mi piaccia il mio lavoro, mi ero dimenticato che registrare è divertente ed è un modo per evadere dallo stress.

Forse è colpa dei ritmi frenetici imposti dalle produzioni in conseguenza ai sempre più limitati budget a disposizione, forse i capricci di alcuni attori o lo “stile” di qualche individuo o ancora la poca cultura che a tutt’oggi in Italia abbiamo rispetto alla ripresa sonora, forse tutto ciò contribuisce ad appiattire la passione di un professionista. Relazionarmi con la natura attraverso il mio lavoro, re-imparare a capirla e a rispettare i suoi tempi e le sue leggi, questo è stato salutare.

Il discorso di Bernard Fort non si limita agli uccelli, ma abbraccia il mondo animale in maniera più complessa: anfibi, rettili, cetacei e insetti sono tutti elementi di un’unica grande orchestra naturale che compone e canta per necessità biologica, non per vezzo, a prescindere dal plauso del genere umano il quale non può che trarne piacere ed ispirazione. In questo sta gran parte del suo lavoro. Trovare gli elementi musicali all’interno di un contesto naturale, capirne il senso e farsi affascinare dalle caratteristiche estetiche di questi suoni mai fini a se stessi; rispettarne la struttura, la continuità ritmica, il virtuosismo tecnico, mantenendo sempre l’umiltà dell’osservatore, consapevoli che in fatto di musica l’uomo ha inventato ben poco.

Paolo Benvenuti